C’era anche Naomi. Si, proprio lei, la pantera nera delle passerelle, Naomi Campbell. Ma non è stata l’unica a essere avvistata in laguna (purtroppo non da chi scrive). Si sono visti anche Lapo Elkann, Stella McCartney e tanti altri. Tutti attirati dalle sfavillanti feste a base di champagne, musica trendy e cavalli imbalsamati alla Cattelan. Noi alle feste più glamour non c’eravamo…forse perché non ci piacciono le feste o forse perché non eravamo stati invitati. Ma abbiamo comunque seguito alcuni dei numerosi eventi che si sono susseguiti nei palazzi veneziani. Folle inferocite di giornalisti si muovevano per le calli alla ricerca dell’evento più cool. Impossibile stabilire quale fosse così meglio dotarsi di scarpe comode e muoversi in maniera schizofrenica da un party all’altro, all’estenuante ricerca di un luogo dove finalmente approdare. E allora in marcia….da Cà Pesaro dove Cardi offre una rumorosissima festa in cortile fino al party americano per Bruce Naumann. Ma anche gli Americani non ci convincono: il cortile è quasi vuoto, la musica inesistente, la gente vaga annoiata dividendosi tra un mini dessert al cioccolato e un bicchiere di whiskey con ghiaccio. Al quarto bicchiere decidiamo che forse è giunta l’ora di mettersi nuovamente in cammino e riusciamo (non senza fatica) ad arrivare a Rialto. I “giovini” veneziani sembrano essere tutti qui…a ballare all’aperto sulla riva del Canal Grande al ritmo di un djset elettronico. Il giorno dopo scopriamo con vero rammarico di aver mancato all’evento veramente cool della serata (mannaggia, ci manca ancora il dono dell’ubiquità!): al Padiglione Islandese, tra fiumi di birra e tele che volavano i Sigur Ros hanno improvvisato una imperdibile performance fatta di cover pop e rock. Al microfono c’era l’artista Ragnar Kjartansson in persona, rappresentante del Padiglione. Per la gioia delle signore in tacchi a spillo e gonne di paillettes a Venezia si è vista anche l’acqua alta. Un evento totalmente fuori stagione che ha costretto turisti e biennalisti a camminare con stivali di gomma e calosce.
Punta della Dogana
Ci voleva Monsieur Pinault per riuscire a rubare la scena all’evento internazionale più atteso in campo artistico. Il nuovo centro di Punta della Dogana ha inaugurato proprio in concomitanza con la preview stampa della 53 Biennale d’Arte. Per tutto il giorno 3 giornalisti e operatori del settore hanno disertato Arsenale e Giardini per farsi coccolare dai buffet offerti dall’imprenditore e collezionista francese. La vista mozzafiato che la punta regala, con la sua posizione a metà tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca è coperta dai grandi yacht giunti da ogni parte del mondo (tutti amici di Pinault con la passione per la barca). Le architetture di Tadao Ando sono veramente “super”, come direbbero i Francesi. Ma la mostra è proprio “alla Bonami”. C’è il culo di cavallo imbalsamato di Cattelan, i personaggi dei cartoni giapponesi di Murakami con organi sproporzionati che spandono il loro seme in giro per la stanza, un busto in marmo bianco con Jeff Koons che bacia Cicciolina. La volgarità sembra essere di casa tra le raffinate pareti di Ando. La mostra dall’insignificante titolo “Mapping the studio” raccoglie il peggio dell’arte contemporanea internazionale ma in pochi sembrano essersene accorti.
Padiglione Italia
Dopo i festeggiamenti di Pinault, tutti all’Arsenale per ammirare le opere di “Fare Mondi”. La mostra di Birnbaum sembra proprio riscattare la Biennale dall’ultima noiosissima prova a cui ci aveva costretto Robert Storr due anni fa. I mondi del 46enne svedese (finalmente un po’ di gioventù anche nel mondo dell’arte) ci piacciono. Ci accoglie la bellissima opera di Lygia Pape, purtroppo scomparsa e si continua con gli specchi di Pistoletto. Arrivati alle Tese delle Vergini ecco però arrivare la brutta sorpresa: il Padiglione Italia dei due Beatrice. Certo, non si può dire che non fosse un evento annunciato, però trovarsi faccia a faccia con questo orrore fa tutto un altro effetto. Il Padiglione Italia è esattamente lo specchio della nostra italietta. La scelta del ministro Bondi è caduta sulle persone giuste…i due Beatrice sono proprio gli uomini di destra che lui cercava, al servizio del governo e degni promotori del dettato berlusconiano. Lei scrive su Il Giornale, lui su Il Domenicale edito da Marcello Dell’ Utri e su Libero. Lui vuole scalzare il dominio della sinistra in campo culturale e in un’intervista proclama: “Siamo sempre stati abituati in Italia a considerare la cultura e l’educazione totalmente appannaggio di sinistra. Gli stessi governi Berlusconi fino a oggi hanno lasciato spazio all’opposizione forse per abitudine. Finalmente con tre ministri di pugno come la Gelmini, Brunetta e soprattutto Bondi le cose sono cambiate”. Verrebbe da mettersi le mani nei capelli ma il peggio deve ancora venire. Ci sono le cartelle stampa e i cataloghi con un design che verrebbe da definire fascista, la bandiera italiana ovunque in un impeto di nazionalismo fin troppo sfegatato. Ci sono le tele di Montesano di quel grigio tristissimo con le effigi di Craxi, del Papa, scene fasciste e i ritratti dei due Beatrice sorridenti a coronare il tutto (almeno si trovano in buona compagnia). Ma ci sono anche le scenette kitsch di Swarovski di Nicola Bolla, le tele cattoliche di Cingolani, un albero di natale rovesciato di Bertozzi e Casoni. Sembra di trovarsi nello stand di una fiera e anche una delle peggiori (potrebbe essere un Miart). L’Italia fa insomma la sua “porca” figura come al solito. Come se non bastasse arriva anche Bondi ad inaugurare il Padiglione e commenta: “Questo Padiglione Italia sarebbe piaciuto anche a Berlusconi”. Certo, questo è fuori discussione. Appena fuori del Padiglione c’è pure l’omaggio a Pietro Cascella, l’uomo che ha presentato Bondi al Premier e l’autore del mausoleo della famiglia Berlusconi ad Arcore. Per fortuna a rovinare i festeggiamenti arriva un provvidenziale acquazzone e il ministro della cultura è costretto a lasciare l’Arsenale seguito dai suo fedelissimi.
vernice - Blu Elettrico
Scusa ma parli di arte e inizi con il Gossip about gente che con l’arte non c’entra una pippa. C’è proprio bisogno di parlare di loro per far interessare la gente all’arte?
(scusa mi sono svegliata storta oggi)
Ciao,
è proprio questa l’idea: fare luce sul patinato mondo dell’arte e dei vernissage con ironia. Se leggi tra le righe, poi, siamo in completo accordo con te, la domanda è: “cosa c’entrano i cocktails e i vips con l’arte?”. La risposta non la sappiamo, ma siamo realisti e riconosciamo che il glamour dell’arte serva anche a tirare tutto il settore.
Non pensi?
Grigio di Payne
Grazie, scritto bene e interessante!
Penso che dovreste parlare delle Opere e degli Artisti come parlare dei Vips.